I Dieci Comandamenti all’italiana – Enzo Biagi Senza categoria by mimone - 3 Febbraio 20264 Febbraio 20260 Una puntata del programma televisivo I Dieci Comandamenti all’italiana, condotto da Enzo Biagi nel 1991, che esplora il complesso legame tra fede, politica e società italiana. Sul canale youtube Verde Domenico mimone la prima puntata della trasmissione, canale mostrato anche nel nostro archivio. Attraverso interviste a figure come Martinazzoli, Giorgio Bocca e Monsignor Tonini, si discute criticamente del ruolo della Democrazia Cristiana, della corruzione e della fine delle grandi ideologie novecentesche. Il dialogo tocca temi profondi come il senso del successo, la pratica della raccomandazione e il valore della religione nella vita quotidiana dei cittadini. Vengono inoltre presentate testimonianze popolari, tra cui spiccano storie di guarigioni ritenute miracolose e la devozione verso i santi. In sintesi, la fonte offre uno spaccato dell’Italia di inizio anni Novanta, sospesa tra il tramonto del comunismo e la ricerca di nuovi riferimenti morali. I Dieci Comandamenti all’italiana 1991 seconda puntata Quando la “Raccomandazione” in TV Ti Fa Guadagnare 10.000 Voti La storia emerge da un filmato d’archivio, un pezzo di televisione del 1961 che Biagi ripropone ai suoi ospiti durante questa serata ai dieci comandamenti all’italiana. Con una telecamera nascosta, un giornalista finge di chiedere una raccomandazione per un giovane a un onorevole democristiano. L’intento dei cronisti dell’epoca era chiaro: denunciare il clientelismo, infliggere “una mazzata mortale al sistema”. Ma quello che credevano essere un colpo letale si rivelò un’inaspettata lezione di comunicazione politica. L’onorevole non solo non si risentì, ma sfruttò l’esposizione televisiva a suo vantaggio, guadagnando 10.000 preferenze in più alle elezioni successive. Gli elettori non avevano visto un atto di corruzione, ma la “disponibilità” di un politico che si interessava ai loro problemi. L’ironia, raccontata dal giornalista autore del servizio, è che i suoi figli, rivedendo la clip decenni dopo, commentarono: “Ma com’è bravo l’attore che fa l’onorevole”. Questo episodio rivela una profonda e radicata accettazione culturale del clientelismo, visto non come un sistema da combattere, ma come un servizio quasi dovuto. Un’arte performativa in cui la retorica del politico “vicino alla gente” supera le procedure formali. La vera preoccupazione dell’onorevole durante le riprese, infatti, non fu la richiesta di favore, ma il gesto di un segretario che si sedeva su una pila di lettere per comprimerle. Lo fermò subito, spiegando il suo timore: Perché dottore l’elettore che vede questo cosa pensa sotto al culo se la mise la mia lettera l’onorevole. Il Segreto delle Grandi Fortune? Non un Delitto, ma una Stretta di Mano dai i dieci comandamenti all’italiana Enzo Biagi intervista Lord Charles Forte, un immigrato ciociaro diventato un magnate dell’hotellerie nel Regno Unito, e gli sottopone la celebre, cinica affermazione di Balzac: “all’origine di ogni grande fortuna c’è un delitto”. Con una serenità disarmante, Lord Forte ribalta completamente questa visione. Racconta di aver concluso un affare da 180 milioni di sterline con una semplice stretta di mano. Pochi giorni dopo, i giornali riportarono la notizia di un’altra offerta concorrente per una cifra diversa, 125 milioni di sterline. Il suo socio lo chiamò, sottolineando che forse, in quel mercato complesso, avrebbero potuto ottenere di più. Ma la risposta fu netta: “avevamo fatto un affare e basta”. In un mondo che spesso associa il grande successo all’astuzia senza scrupoli, la testimonianza di Forte offre un modello alternativo. Una visione in cui l’integrità non è un ostacolo, ma il fondamento stesso su cui costruire un impero basato sulla fiducia e sulla reputazione. La parola data, suggellata da una stretta di mano, vale più di qualsiasi potenziale rinegoziazione. La sua risposta a Balzac è un manifesto di etica imprenditoriale: non ci credo per niente Io vedo tratto con gli uomini d’affari e vedo che l’uomo d’affare il vero uomo d’affare è uomo al 100% onesto è l’uomo di parola. Lo Schiaffo che Insegnò a non Gioire della Morte di un Nemico Durante una riflessione sui “maestri” che formano la coscienza di una persona, interviene lo scrittore Adriano Soffri. Condivide un episodio personale e potentissimo della sua infanzia. Sua madre, che considera la sua maestra più importante, gli aveva parlato a lungo della malvagità di Stalin. Quando, da bambino, sentì la notizia della morte del dittatore, corse da lei pieno di entusiasmo per comunicargliela, aspettandosi di condividere la gioia. La reazione della madre fu totalmente inaspettata: gli diede “uno schiaffo non forte ma uno schiaffo”, carico di un significato morale indelebile. In quell’istante, gli insegnò una lezione universale sul rispetto per la vita e sulla dignità umana, che trascende ogni giudizio politico o personale. Non si gioisce mai per la morte di nessuno, nemmeno per quella del peggior nemico. La spiegazione che accompagnò quel gesto è il cuore di una lezione che risuona ancora oggi: lei mi ha detto che non bisogna mai gioire di nessuna morte neanche di quella di Stalin. La Bestemmia come Preghiera al Contrario: un Dialogo con Dio La trasmissione i dieci comandamenti all’italiana, presenta un dato statistico scioccante: il 7% degli italiani bestemmia abitualmente, per un totale stimato di 2 miliardi e 500 milioni di bestemmie l’anno. Un fiume di imprecazioni che, a prima vista, testimonia un allontanamento dalla fede. Monsignor Tonini, però, offre un’analisi sorprendente e profondamente controintuitiva del fenomeno. Distingue la bestemmia abitudinaria, pronunciata meccanicamente e senza peso, da quella che nasce dalla rabbia o dal dolore. Quest’ultima, secondo il monsignore, non è una negazione di Dio, ma un modo brutale per riconoscerne la presenza e la responsabilità nella propria vita. Questa prospettiva trasforma un atto universalmente condannato in un complesso e tragico atto di fede “alla rovescia”. La bestemmia diventa l’urlo di chi, come Giobbe, si rivolge a Dio proprio perché crede che Egli abbia a che fare con la sua vita, e lo accusa di non intervenire. È un lamento, un rimprovero, un disperato tentativo di dialogo con un Dio che si percepisce come presente ma assente. Le parole del Monsignore offrono una chiave di lettura teologica potente e inaspettata: Chi bestemmia nel momento dell’ira nel momento della delusione sì che se la prende con qualcuno come Giobbe perché gliene dà un po’ di responsabilità perché alla fin fine riconosce che Dio ha a che fare con lui Quindi anche nella negazione c’è un’affermazione insomma c’è un dire “Tu ci entri con me perché non ti svegli?” La “Schizofrenia” del Potere: Messa alle 7, Affari Scomodi alle 10 Durante la puntata dei dieci comandamenti all’italiana, si discute del ruolo della Democrazia Cristiana, il partito-stato che per decenni ha governato l’Italia e che porta nel nome un legame indissolubile con la fede cattolica. A offrire l’analisi più tagliente è il giornalista Giorgio Bocca. Con la sua proverbiale lucidità, sostiene che la vera differenza tra i partiti laici e la DC non sta nel numero di scandali, che sono simili per tutti. La peculiarità democristiana, secondo lui, risiede in una sorta di “schizofrenia” morale, una capacità di far convivere la devozione pubblica e il pragmatismo politico più spregiudicato. La sua analisi fornisce un quadro senza tempo per leggere la discrepanza tra la performance pubblica della moralità e i compromessi del potere privato, un tema ancora oggi dilagante. Per rendere il concetto concreto e inequivocabile, Bocca usa un’immagine potentissima che ha come protagonista Giulio Andreotti, simbolo di quel potere, descrivendo una giornata in cui la devozione religiosa e le frequentazioni discutibili convivono senza apparente contraddizione. La sua frase è una sintesi perfetta e spietata di un’intera cultura politica: nella Democrazia Cristiana c’è una certa schizofrenia per cui Andreotti va la mattina alle 7:00 a messa e poi alle 10:00 vedi Sbardella Ciarrapico e simili gentiluomini. E gli altri chi vedono i laici agli altri però non vanno a messa. Conclusione: Cosa è Cambiato Davvero? Analizzando questa vecchia trasmissione che prendeva spunto dai dieci comandamenti? Questi cinque frammenti dal 1991, dalla trasmissione i dieci comandamenti all’italiana, non sono semplici aneddoti. Sono finestre spalancate su dilemmi morali, politici e umani che non hanno perso un briciolo di attualità. Il rapporto ambiguo con il potere, la tensione tra etica e successo, il confine tra fede e superstizione, la difficile coerenza tra principi e pratica: sono temi che definiscono l’Italia di oggi tanto quanto quella di ieri. Rivedendo queste scene e ascoltando queste parole, la domanda sorge spontanea: in questi decenni, siamo diventati migliori a risolvere questi conflitti o abbiamo solo imparato a nasconderli meglio?